Fascette editoriali: le conosci tutte?

Se scriviamo manchette cosa ti viene in mente?

Un addetto ai lavori di tipografia conoscerà sicuramente il significato di questo termine. Diminutivo del francese manche «manica», letteralmente ha il significato di polsino e nel settore tipografico manchette indica proprio le fascette dei libri, strisce di carta colorata che avvolgono la copertina a scopo pubblicitario.

Invenzione che possiamo definire moderna in quanto del tutto inesistente sui libri antichi, la fascetta viene realizzata in carta, generalmente con colori sgargianti, come il giallo, il rosso, l’arancione allo scopo di attirare lo sguardo del lettore. 

Su di essa vengono riportate brevi frasi e informazioni che hanno l’obiettivo di invogliare all’acquisto: vengono riportati estratti di recensioni del volume, premi letterari a cui il libro è candidato o che ha ricevuto (come nel caso del Premio Strega), informazioni sui numeri delle vendite mondiali/nazionali, regali abbinati all’acquisto, film o fiction tratte dalla storia e così via. Può capitare anche che siano gli autori stessi a comunicare alla casa editrice cosa vogliano che una fascetta dica della loro opera.

 

(credits: libreriapontremoli.it)

L’uso di brevi frasi promozionali per promuovere i libri è probabilmente iniziato negli Stati Uniti, anche se non esiste una testimonianza univoca dell’origine delle fascette, in inglese “blurb” a indicare l’endorsement di una celebrità o di un altro autore all’opera.
Secondo la NPR fu Walt Whitman a farne uso per la prima volta nel 1856, quando decise di apporre sulla ristampa di Leaves of grass le parole che il poeta americano Emerson aveva inviato in una lettera di recensione: “I greet you at the beginning of a great career.” (Ti vedo all’inizio di una grande carriera)

De Graaf la introdusse per far comprendere ai lettori che i tascabili non erano edizioni ridotte dei volumi (ovvero che i contenuti restavano invariati a differenza delle misure del libro), oggi la fascetta editoriale è molto diffusa in Italia ed è utilizzata dalla maggior parte degli editori, anche quelli più seri.

«Devo dire che gli autori non smaniano particolarmente per averle.» – Afferma Paolo Repetti, inventore di Stile Libero di Einaudi – «E non bisogna mai usarle per nascondere scarsa fiducia in un titolo o in una copertina. Il lettore italiano è disincantato, smaliziato, non abbocca facilmente: la fascetta all’americana con un solo aggettivo non lo affascina. Parliamo di uno strumento senza regole fisse: del resto, la fascetta è l’ultima cosa del libro che decidiamo».

Data la diffusione è facile pensare che la sua funzione sia utile ed efficace, tuttavia il blog Fascetta Nera di Alberto Forni, interamente dedicato alle fascette, ne fa oggetto di ammirazione ma anche di discussione e di prese in giro a causa della tendenza a usare toni sensazionalistici, con giudizi esageratamente entusiastici e numeri di vendita irreali.

«Ormai le fascette sono un genere letterario con punte di sublime »

Le fascette tuttavia svolgono ruoli informativi che possono essere importanti: segnalano ai clienti le opere considerate di maggior successo dall’editore stesso; offrono spunti rapidi di collegamento con altre opere, che siano libri o film o serie televisive; creano empatia o affinità in base alle emozioni che può suscitare o alle parole di personaggi che lo giudicano in anteprima; regalano una visibilità che sugli scaffali delle librerie può sempre fare gioco.

Insomma, c’è chi sostiene che l’uso della fascetta porti fino a un 30% di vendite in più rispetto a chi si affida solamente alle alette (di cui parliamo qui), chi invece la considera una pratica volgare e chi sostiene che il suo ruolo sia estinto considerata la grande quantità di fascette presenti nelle librerie.

Sta di fatto che questo oggetto assume un certo fascino ed è interessante dal punto di vista dell’opera e del marketing che viene costruito intorno al prodotto libro, anche per riflettere sulla promozione che oggi viene fatta alle opere editoriali.

In occasione del Festival Letteratura di Mantova, l’editore Marco Cassini di Sur Edizioni ha lanciato per gioco l’hashtag #fascetteoneste, una boutade per ironizzare sull’enfasi e a volte la scarsa veridicità delle attuali fascette prodotte dalla maggior parte delle realtà editoriali. Un gioco collettivo che è stato accolto dagli addetti ai lavori e dal pubblico dei social con simpatia ma anche con spirito critico, per riflettere insieme sulla necessità di restituire al lettore un’informazione che sappia mediare tra il sensazionalismo e la sincerità.