Caratteri e font: la differenza

Se dovessimo scomporre un libro nelle sue parti essenziali, i caratteri tipografici si potrebbero considerare i suoi atomi, i suoi elementi essenziali.
Ogni lettera rappresenta un carattere e la somma di tutte le lettere nelle sue varianti o glifi (maiuscole, minuscole, accentate, etc.) formano il carattere tipografico, quello che in inglese si chiama typeface.

L’insieme di caratteri con elementi di affinità e caratteristiche visuali studiate in modo tale da creare una coerenza complessiva, che può essere applicata all’infinito su qualsiasi opera editoriale, è quello che viene chiamato font.

Le definizioni di typeface e font derivano proprio dal processo di stampa tipografica a caratteri mobili inventata in Cina tra il 1041 e il 1048 da Bi Sheng e ripresa in Germania nel 1455 da Gutemberg. Le lettere venivano realizzate in forme predefinite attraverso la fusione di piombo e stagno, la loro combinazione creava parole e frasi, lo stile era ciò che definiva il “carattere” della stampa.

Non è semplice districarsi tra i significati e le traduzioni in italiano e oggi, con i processi di tipografia digitale, si tende a utilizzare il termine font per indicare tutto ciò che ha a che fare con i caratteri.

Ricordiamo solo che, per l’esattezza, un font è l’insieme della cifra stilistica di un typeface, o banalmente il file vero e proprio (nei formati .otf o .ttf) che contiene le informazioni sulla forma che dovranno avere le lettere.

Font dei libri

Una volta chiarita la differenza di termini, possiamo esplorare i caratteri dei libri e scoprire quali sono i più diffusi.

La creazione dei tipi di carattere muove i suoi passi insieme a quelli della stampa tipografica e ha uno stretto legame con l’Italia, tanto che dobbiamo dare merito a un tipografo di Bologna, Francesco Griffo, per il disegno del primo stile corsivo (dietro l’idea di Aldo Manuzio) agli inizi del ‘500, successivamente conosciuto in tutto il mondo come stile italico (italic).
E fu proprio dal lavoro di Griffo che negli anni seguenti il tipografo francese Claude Garamond trasse ispirazione per realizzare una serie di caratteri che ancora oggi porta il suo nome.

Così il corsivo di Griffo e lo stile Garamond diventarono presto alla moda e diffusi nella maggior parte dei libri stampati dell’epoca rinascimentale.

Abbiamo dedicato spazio a questo excursus storico perché, se si osserva la maggior parte dei libri stampati oggi, si può scoprire che il carattere più utilizzato è proprio il Garamond nella versione ridisegnata da Francesco Simoncini, tipografo di Bologna, nel 1958.

garamond font

Potremmo dire quindi che Garamond rappresenta dal Cinquecento una sorta di standard che resiste alle evoluzioni delle tecniche di stampa e continua a essere uno dei più popolari e utilizzati nei progetti editoriali, nelle sue varianti e personalizzazioni. Lo utilizzano Einaudi Feltrinelli, Bompiani, Guanda, Longanesi, Iperborea, Edizioni E/O e tanti altri.

Il Garamond appartiene alla famiglia dei caratteri con grazie o “graziati” (serif) e per questo la sua lettura è piacevole e non affatica, anche su un grande numero di pagine. Al contrario i font senza grazie (sans serif), come i più noti Helvetica e Arial, possono stancare la vista.

Il Times New Roman, che oggi tanti conoscono e utilizzano per la scrittura di testi digitali, ha una destinazione originaria orientata alla stampa giornalistica e per questo utilizzarlo per un libro potrebbe rendere pesante la lettura.

times new roman

Il Baskerville merita una segnalazione in quanto, diversamente dalla maggior parte delle case editrici italiane, è stato scelto come carattere per stampare tutti i libri e le copertine di Adelphi. Si tratta di un carattere con grazie che è stato molto utilizzato nella stampa pubblicitaria americana degli anni ‘50 per il suo senso di autorevolezza e leggibilità.

baskerville font

Palatino è un altro carattere serif di origine più recente (1948) ma fortemente ispirato allo stile rinascimentale. Per un lungo periodo è stato uno dei caratteri old style più diffusi e usati anche per la sua ottima leggibilità. Mondadori lo utilizza per i suoi libri.

palatino font

Concludiamo con Bembo, carattere tipografico creato da Francesco Griffo da Bologna e base di ispirazione del Garamond, si tratta di un carattere armonioso e di facile lettura che tutt’oggi è utilizzato dalla grande casa editrice Penguin.

bembo font

Insomma, per quanto le tecniche e tecnologie della stampa si evolvano e guardino al futuro, il libro mantiene un suo legame forte e speciale con quelle che sono le sue preziose origini e la sua storia.